Pubblicato da: futuroxtutti | gennaio 13, 2009

Il pericolo di una Guerra Calda – seconda parte

flood_katrinaSeconda parte dell’articolo di James R. Lee, che analizza il problema del surriscaldamento globale nell’ottica della sicurezza nazionale, evidenziando come coloro che subiranno i danni maggiori dall’effetto serra entreranno in conflitto con gli abitanti delle aree temperate del pianeta per l’accesso alle risorse. Seguendo questo link e’ possibile leggere la prima parte dell’articolo.

La seconda causa scatenante di un conflitto climatico e’ costituita, paradossalmente, dall’esatto opposto della prima: l’abbondanza. Tenendo conto che un aumento anche di pochi gradi della temperatura media globale puo’ rendere miti e piu’ vivibili zone un tempo inospitali quali la Siberia, l’Alaska e le regioni settentrionali del Canada, supponiamo che in queste zone l’effetto serra renda piu’ facilmente reperibile una risorsa preziosa quale il petrolio o nuove terre da coltivare. Cosa succederebbe se un vasto giacimento di petrolio fosse scoperto in acque internazionali contese da due super-potenze? O se al contrario nazioni piu’ piccole si contendessero terre di confine, attualmente spopolate distese di tundra, ma in futuro perfettamente vivibili e coltivabili? 

Infine dovremmo preoccuparci di problemi di sovranita’, che non si pongono in un mondo “piu’ freddo”. Prendiamo il Passaggio a Nord-Ovest, che nei mesi estivi e’ sempre piu’ libero dai ghiacci e permette la navigazione tra Europa e Asia. Il Canada rivendica la sovranita’ su alcuni tratti della rotta, mentre per gli Stati Uniti si tratta di acque internazionali. Sono due Paesi amici, e difficilmente la tensione porterebbe ad una guerra. Ma se al posto di questi due Paesi ci fossero due contendenti in rapporti non troppo amichevoli? 

Allo stesso modo beghe territoriali possono scaturire nei casi opposti, laddove cioe’ l’innalzamento degli oceani sommergesse isole quali le Maldive, Tuvalu o Tonga. Scenari del genere non appartengono ad un futuro lontano: il presidente delle Maldive Mohamed Nasheed si sta gia’ adoperando in questo senso, utilizzando parte degli introiti del turismo per acquistare terra in India e Australia, dove trasferire la popolazione quando il livello degli oceani la mettera’ in pericolo di sopravvivenza. 

Uno dei risultati dei cambiamenti climatici sara’ la creazione di due fasce geopolitiche di tensione, che determineranno drammaticamente le dinamiche dei conflitti del XXI secolo. Il surriscaldamento del clima scaldera’ anche gli animi sia nella fascia equatoriale sia attorno ai poli. Se la prima e’ costituita da popolazioni povere, paesi in via di sviluppo che gia’ lottano per la sopravvivenza, l’altra, la fascia polare, e’ formata da nazioni ricche che potrebbero entrare in conflitto per aggiudicarsi lo sfruttamento delle risorse. 

Si tratta, ce ne rendiamo conto, di uno scenario a tinte fosche. Certo, possiamo ancora evitare le Guerre Calde del futuro, o quantomeno “raffreddarle” un po’. Tanto per cominciare, dovremmo raddoppiare i nostri sforzi per rallentare l’effetto serra e limitare i danni che le attivita’ umane stanno recando all’ambiente, e che continueranno a provocare per il prossimo quarto di secolo. Anche i piccoli passi aiutano, percio’ non smettiamo di assillare la nostra classe politica o di differenziare i rifiuti. E poi mettiamoci bene in testa che il surriscaldamento globale costituisce una minaccia a lungo termine per la nostra sicurezza nazionale. Pertanto occorrera’ fare molto di piu’, sia a nel nostro piccolo che a livello nazionale e internazionale: non dobbiamo trovarci impreparati quando in futuro si moltiplicheranno i trattati di pace e gli accordi sul clima. Altrimenti scopriremo le emissioni di gas serra avranno surriscaldato troppo il mondo, sia dal punto di vista climatico che geopolitico.

Traduzione libera e parziale di questo articolo di James R. Lee, pubblicato sul Washington Post. L’autore e’ un accademico americano che lavora al progetto Inventory of Conflict and Environment e sta per pubblicare un libro sul tema dei cambiamenti climatici e relativi conflitti. E’ possibile diffondere questi contenuti anche parzialmente, a patto di citare come fonte l’indirizzo di questo blog.

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  1. […] [Continua…] […]


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